Architettura

Wikihouse e case ibride, sono adatte per i progetti sociali?

Joseph Sandy Hybrid House

Le opinioni circa il progetto Wikihouse.cc sono varie come il furore della sua storia. Dalle comunità emergenti entusiasta che promuovono l’impresa basata sulla filosofia di Open Source, guidata da Richard Stallman con la creazione di software libero ed estesa ad altri settori come l’architettura, la più ironica, considerando che la soluzione proposta potrebbe creare una Favela Chic inabitabile. Il dibattito è sul tavolo, e non ruota proprio attorno alla questione della progettazione condivisa, o crowdsourcing. Le domande sono: ciò che noi consideriamo “scadente” è solo una questione estetica? Un design elegante e ben fatto può modificare in modo permanente le prospettive (anche sapendo che è a buon mercato)? Sarà accolta positivamente da coloro che li usano?

Da un punto di vista filosofico, design, architettura, si frappongono nel modo in cui decidiamo le nostre azioni nello spazio. Ma questo non significa che il modo in cui ci si trova in questi progetti non ha il suo orizzonte di funzionamento e le sue possibilità.

Così, Wikihouse.cc partendo dall’idea della comunità open source per lo sviluppo e il miglioramento dei modelli di costruzione, presenta i suoi modelli, realizzabili anche senza utensili elettrici. Si tratta di generare case di design relativamente poco costose, con basse emissioni di carbonio e materiali riciclabili. Il suo sistema strutturale è basato su pinne in legno, distanziate 55 centimetri tra loro, che variano per forma e dimensioni, che collegate tra di loro creano una struttura solida. I modelli devono poter essere abitabili per almeno un anno. Immagino che lo scopo del progetto sono piuttosto situazioni d’emergenza, stagionali, anche un utilizzo diverso da quello propriamente abitativo, commerciale o semplicemente decorativo. In ogni caso, è interessante l’originalità della proposta.

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Un altro progetto nella stessa orbita è dell’architetto Giuseppe Sandy, Housing Hybrid a $ 300. Presentato come forma di comunità, alimentato da pannelli solari. Il design e i costi richiamano la maggiore attenzione. La funzionalità risiede nei materiali metallici, la massa termica e il legno, configurabili secondo modelli meteorologici, seguita dal progetto urbano adiacente. Entrambi i fattori sono le chiavi di condizioni ambientali ottimali per l’attuazione del progetto.

Ma è che una società essenzialmente problematica ha bisogno di una soluzione a basso costo? A che cosa porteranno queste iniziative ? Anche se le nostre azioni sono condizionate da questi spazi creati, questi si devono coniugare con serietà in simbiosi con l’ambiente, le condizioni atmosferiche, il terreno e la cultura. Se si va verso i progetti di miglioramento sociale, ovviamente questo richiede una particolare motivazione etica e di pianificazione anche da architetti e ingegneri, oltre che politici.

A questa riflessione viene incontro il paradigma Ikea della “democratizzazione del design”, di evidente allusione economica (perchè se fosse “politica”, allora saremmo a parlare di crowdsourcing). Si tratta, dunque, di capire se queste pratiche contribuisconoin modo dimostrabile ed efficacemente al miglioramento della qualità della vita delle comunità.

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Wikihouse

Las opiniones en relación al proyecto Wikihouse.cc son tan variadas como el furor de su noticia. Desde los entusiastas de las emergentes comunidades que fomentan el empredimiento en base a la filosofía del Open Source -impulsada por Richard Stallman con la creación del software libre y que se hizo extensible a otras áreas, como la arquitectura- hasta los más irónicos, que consideran que la solución planteada creará una inhabitable Favela Chic.  El debate está en la mesa, y no gira precisamente en torno a la cuestión del diseño compartido, o incluso el crowdsourcing. Las preguntas son: ¿lo que consideramos “infravivienda” es tan sólo una cuestión estética? ¿Un diseño inteligente y bien logrado cambia definitivamente las perspectivas (aún sabiendo que es barato)? ¿Tendrán una acogida positiva por quienes los utilicen?

Desde una perspectiva filosófica, el diseño, la arquitectura, se interponen a la manera que decidimos nuestras acciones en el espacio. Pero esto no quiere decir que el modo que estos proyectos estén situados no vaya a determinar su propio horizonte de funcionamiento y sus posibilidades.

Así, Wikihouse.cc delega en sus premisas la idea de comunidad open source destinada al desarrollo y mejora de plantillas y modelos de construcción, viables incluso sin herramientas eléctricas. Se trata de generar viviendas con un diseño relativamente barato, de baja emisión de carbono, y de materiales reciclables. Su sistema estructural está basado en aletas de madera, espaciados a 55 cm de distancia, que pueden variar en tamaño y forma, y que conectados entre sí harán la estructura sólida. Los modelos deben lograr ser habitables por por lo menos un año.  Eso nos hace intuir en los proyectos una finalidad más bien emergencial, de temporadas, e incluso otras que no sean la habitación propiamente, sino usos comerciales o meramente decorativos. De todos modos, es evidente la originalidad de la propuesta.

Otro proyecto en la misma órbita es el del arquitecto Joseph Sandy, y su Vivienda Híbrida de 300 dólares. Presentadas también en forma de comunidad, son alimentadas por paneles centrales de energía solar. El diseño y el coste llaman la atención. La funcionalidad reside en los materiales -metal, masa térmica y madera- configurables según los patrones climáticos, seguido del proyecto urbano adyacente. Ambos factores dan las claves de las condiciones ambientales óptimas para la implementación del modelo

Pero, ¿es que una sociedad esencialmente problemática necesita una solución barata? ¿Qué alcance permitirá tales empredimientos?  Aunque nuestras acciones estén condicionadas por estos espacios creados, estos deberán conjugarse con seriedad en simbiosis al ambiente, a las condiciones climáticas, relieve, y cultura. Si van destinados a proyectos de mejoría social, obviamente necesitarán un planeamiento razonado y especialmente ético también por parte de los arquitectos e ingenieros, además de los políticos.

Esta reflexión viene de encuentro al paradigma de Ikea de la “democratización del diseño”, de evidente alusión económica (pues si fuera “política” entonces sí estaríamos hablando de crowdsourcing). Queda, de ese modo, el interrogante de si estas practicidades anunciadas contribuirán de manera demostrable y efectiva a la mejoría en la calidad de vida de las comunidades.

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