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beauTONI, Vito Nesta reinterpreta il piatto e il bottone

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beauTONI, Vito Nesta reinterpreta il piatto e il bottone è stato modificato: 2013-02-01 di jessica zannori

I bottoni, questi piccoli oggetti che ci accompagnano durante tutta una vita, indispensabili e decorativi. Sapersi abbottonare è una delle prime cose che si imparano fin da bambini. Vito Nesta ripropone questi oggetti così piccoli, li mette sotto la sua lente di ingrandimento per portarli sulle nostre tavole. Reinterpreta il piatto e il bottone con dei toni tenui. Sei piatti in ceramica in sei cromie diverse realizzati per diventare protagonisti sulle nostre tavole e ludici complementi d’arredo.

“Come quando da piccolo curiosavo tra gli arnesi di sartoria della nonna e passavo ore a guardare i suoi tesori, prendevo la sua scatola dei bottoni e passavo ore a giocare con quei piccoli dischi colorati”.

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Il bottone, fin dalla Preistoria sulle rive dei fiumi, nell’età del bronzo in Cina, nella Roma antica come decorazione su quelle fibbie e lacci che non necessitavano quel supporto, iniziavano ad assumere la forma che oggi è familiare a tutti. Durante il Medioevo piccoli e senza valore come per l’Orlando innamorato e, a distanza di un secolo, pregiato ornamento di sovrani e potenti e cimelio di oreficeria. Nel 1700 i bottoni fioriscono su camiciole e velare per scomparire dopo l’Impero napoleonico come elemento decorativo e ricomparire poi come lo ricordiamo ai giorni nostri prodotto su scala industriale. Oggi il bottone segue la moda e da oggetto funzionale si ripropone in un piccolo e prezioso tesoro.

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